Lira Turca Analisi: Cos’è Successo e Perchè è Crollata?

Da alcuni mesi a questa parte, l’attenzione di parecchi esperti in materia è puntata sulla Lira Turca.

Il motivo? La sua svalutazione è stata improvvisa, oltre che molto importante, avendo perso oltre il 40% del proprio valore rispetto al dollaro americano. Tutto ciò è accaduto nel corso del 2018.

Ma quali sono i motivi alla base del crollo? Abbiamo cercato di individuare le ragioni a monte dell’evento, allo scopo di dare una risposta definitiva a una domanda che ci hanno posto tantissimi lettori.

Lira Turca: la storia recente

Per capire meglio la situazione della Turchia e della sua valuta, è necessario ripercorrere la storia recente del Paese e della sua economia.

Per farlo, è fondamentale dividere il tutto in due distinti periodi: uno che va dal 1923 al 2005 e un altro che dal 2005 arriva fino ai giorni nostri.

Nel corso del tempo, la Lira Turca è stata spesso ancorata ad altre valute, tra cui il franco francese, la sterlina e il dollaro americano.

Questa pratica prende il nome di pegging valutario e prevede che il tasso di cambio della banca centrale del Paese in questione si leghi alla valuta di un altro Paese.

Nel mercato valutario, la Lira Turca è indicata col codice TRY ed è spesso classificata tra le monete con il valore più basso al mondo.

Questa valuta, dopo decenni di crescente inflazione, ha conosciuto una rivalutazione importante nel corso del 2005.

A partire da quel momento, ha avuto ufficialmente inizio la seconda fase della storia della moneta turca.

Allo stesso periodo risale anche la cosiddetta ottava stampa, che ha immesso sul mercato banconote da 1, 5, 10, 20, 50 e 100 lire turche.

Le ragioni della svalutazione

Per capire meglio la situazione della valuta turca è necessario trattare cinque aspetti fondamentali, che secondo gli addetti ai lavori hanno contribuito, in maniera differente gli uni dagli altri, alla svalutazione della moneta.

Eccoli elencati qui di seguito:

  • l’altissimo deficit nazionale
  • l’instabilità politica del comparto mediorientale, ulteriormente incrinata dal golpe turco del 2016
  • una rapida diminuzione degli investitori provenienti dall’estero
  • la dipendenza dalla BCE e l’impossibilità a controllare autonomamente la propria politica monetaria
  • il repentino passaggio da un sistema democratico a una Repubblica presidenziale (o peggio, dittatoriale)

In sostanza, appare chiara la rapida perdita di fiducia degli investitori nei confronti della valuta, non più interessati ad operare in una nazione nella quale regna ormai un deficit difficilmente risolvibile.

I partiti conservatori sostengono l’ipotesi del complotto ordito dai Paesi occidentali, recentemente oggetto di aspre critiche da parte del presidente Erdogan.

Naturalmente, si tratta di un punto di vista costruito ad hoc per fini propagandistici, considerato che ultimamente il Paese ha potuto apprezzare i vantaggi di un rapporto migliore con USA ed Europa.

Tuttavia, il partito AK, di cui il premier è simbolo e guida, continua a non curarsi del disinteresse fatto registrare dagli investitori.

A peggiorare una situazione già di per sé complicata, ci ha pensato l’aumento costante dell’inflazione, col governo nazionale che continua ad usare la religione musulmana quale unico collante per un Paese che spesso non si cura dei diritti umani fondamentali.

Lira Turca: è saggio investirvi i propri risparmi?

Il quadro appena tracciato ci consente di capire come, negli ultimi tempi, l’andamento della valuta nazionale sia stato dichiaratamente negativo. Alla luce di tutto questo conviene davvero investire nella Lira Turca?

Iniziamo col dire che si tratta di un Asset molto volatile.

Tuttavia, la Turchia è un Paese di grandi dimensioni, che riveste un ruolo cruciale nello scacchiere mediorientale.

Inoltre, i dati demografici continuano a far registrare un costante aumento della popolazione. In soli dieci anni, la crescita demografica ha superato le 10 milioni di unità.

Il quadro macroeconomico

Quanto appena detto ha avuto come conseguenza principale un netto incremento della domanda interna, con un conseguente aumento della produzione.

Certo, il consistente deficit commerciale che affligge endemicamente la Turchia non allenterà la morsa per i prossimi anni, ma i dati relativi alla produzione sono abbastanza positivi.

Inoltre, dopo la crisi finanziaria globale iniziata nel 2008, l’economia nazionale turca ha offerto buone performance. Interessante, a tal proposito, è stata la netta crescita del PIL, aumentato, in media, di 3-5 punti annui. Tutto ciò nonostante il recente shock del fallito colpo di Stato datato al 2016.

Subito dopo quell’evento, la ripresa è stata rapida e ha permesso alla Turchia di proseguire nel suo percorso di crescita: di pari passo, sono aumentati gli investitori stranieri, attratti soprattutto dal settore turistico.

Come già accennato in precedenza, i dati in questione vanno letti nell’ottica di una moderata instabilità politica, che non ha permesso accelerazioni in positivo rilevanti.

Oggigiorno, la Turchia è una delle destinazioni turistiche più importanti del Mediterraneo, apprezzata sia dai viaggiatori con disponibilità economiche di una certa importanza, sia da chi predilige i viaggi low cost.

I clienti business hanno potuto apprezzare un netto miglioramento dei servizi a disposizione, legato soprattutto alla modernizzazione dei porti e delle strutture alberghiere sparsi sul litorale Egeo.

Gli anni recenti

Dopo le ristampe del 2009 e del 2012, anno durante il quale è stata immessa sul mercato la seconda serie di banconote dal valore elevato, la Lira Turca si è assestata su un valore nominale pari a 35 centesimi circa.

Da quel momento, tuttavia, il valore della moneta è calato rapidamente, fino a raggiungere gli attuali 11 centesimi.

A tracciare il cammino economico della Turchia negli anni recenti sono tate le riforme attuate a partire dal 2005, che hanno contribuito a svecchiare un comparto per anni vessato da speculazioni di varia natura.

L’attenzione del legislatore si è focalizzata soprattutto sulla privatizzazione di molte imprese statali, ma anche sull’acquisizione di società attive nel settore delle telecomunicazioni e di aziende petrolifere.

Subito dopo il 2005, la Banca Centrale Turca ha adottato una politica monetaria molto restrittiva, tesa a limitare le spese e i danni provocati dall’inflazione.

Fino alle riforme economiche del 2005, il debito estero influiva sul PIL nazionale per circa l’80%. Attualmente, secondo i dati forniti dalla Banca Mondiale, l’inflazione della Turchia si assesta intorno al 10% annuo.

Lira Turca: il crollo del 2018

Dopo la temporanea svalutazione del 2016, il crollo più importante è quello datato al 10 agosto del 2018, quando la valuta turca ha perso oltre il 13,5% del proprio valore sul dollaro statunitense (secondo i dati forniti da Bloomberg).

A causare l’ennesima battuta d’arresto è stato il governo di Ankara, considerato negativamente da buona parte degli altri Paesi.

Cosa dicono le agenzie di rating?

A fotografare le condizioni dell’economia nazionale ci pensano le maggiori agenzie di rating.

Nel 2016, in seguito al primo importante crollo della valuta nazionale turca, Moody’s modificò il rating della Turchia giudicandolo Junk (spazzatura).

Alla base del declassamento, secondo gli analisti, figurò il tentativo di golpe effettuato ai danni del presidente Erdogan.

Significativi anche i dati di JP Morgan, secondo cui, durante il luglio del 2018, gli investitori decisero di vendere oltre 10 miliardi di dollari in obbligazioni, sia governative che bancarie.

Tutto ciò avvenne mentre il Paese veniva valutato come “non-investment grade” dalle tre principali agenzie di rating al mondo.

Il quadro sociale e politico

Come accennato, la svalutazione della Lira Turca è collegata a numerosi eventi negativi che hanno scosso il Paese negli ultimi tempi. Non ne ha beneficiato l’occupazione che, nonostante un timido ma progressivo aumento, vede un tasso di disoccupazione ancora considerevole, vicino al 14%.

Lo scenario descritto ha indotto il governo di Ankara a dare il via ad una campagna nazionale tesa a rafforzare l’occupazione.

Tra le misure messe in campo ad inizio 2017 figura la sovvenzione pari al 30% sul costo dei nuovi assunti, valida per il primo anno di contratto.

Tale beneficio viene automaticamente esteso a quattro anni in caso di assunzione di giovani sotto i 28 anni e donne.

In ogni caso, a complicare le cose restano le tensioni politiche che ormai caratterizzano il Paese da circa un decennio.

Ai dubbi relativi a Erdogan, legati soprattutto alle misure di controllo della magistratura e dei media, fanno eco le difficoltà a sottoscrivere accordi commerciali soddisfacenti con i Paesi più industrializzati.

La Turchia, infatti, non è più ritenuta un partner affidabile.

Come se non bastasse, a peggiorare ulteriormente la situazione ci pensa il contesto geopolitico nazionale: le frizioni con la minoranza curda e i rapporti tutt’altro che idilliaci con i Paesi limitrofi costituiscono ulteriori scogli davanti al progresso socio-economico della Turchia.

Tra le cose di cui il Paese ha più bisogno figura un governo capace di garantire maggiore stabilità politica ed economica. Stando allo stato attuale delle cose, si tratta di un’evenienza sempre meno probabile.

Controversie con investitori esteri

Tra il 2010 e il 2017, l’istituto bancario spagnolo BBVA ha investito oltre 7 mila milioni di euro per rilevare il 50% di Garanti Bank, una delle banche private più importanti del Paese.

Oggi, a causa del costante indebolimento del sistema bancario nazionale, questo investimento vale meno della metà. E Garanti Bank non è l’unico problema.

Al momento, infatti, BBVA possiede oltre 8600 milioni di euro in obbligazioni turche. Per il 50% si tratta di titoli deboli, che risentono molto delle variazioni del mercato.

Durante il primo semestre del 2018, la banca spagnola ha incrementato le perdite sul debito turco per una cifra vicina ai 100 milioni di euro sul portafogli dei redditi a tasso fisso. Buona parte di questa cifra non è altro che debito pubblico accumulato dallo Stato centrale e dalle diverse amministrazioni.

Ad oggi, il debito turco vale circa il 7% dell’investimento complessivo di BBVA.

Ciò che sappiamo è che, negli ultimi due anni, il peso del debito è calato progressivamente.

Il gruppo bancario spagnolo non ha rilasciato alcun chiarimento in merito, pertanto non sappiamo se siano state formalizzate vendite, oppure sia stato rivalutato il debito a prezzo di mercato.

Le politiche della Banca Centrale Turca

Nel corso del 2016, la Banca Centrale è intervenuta con l’obiettivo di ridurre i tassi d’interesse. La misura è stata effettuata per sostenere l’economia nazionale e per far respirare le banche grazie a prestiti più accessibili.

L’obiettivo principale del governo turco resta quello di dare nuovo impulso all’economia e in particolare ai settori turistico e terziario.

Tuttavia, se il turismo è calato è proprio a causa delle politiche anti-europeiste adottate dal governo turco, che non hanno fatto altro che peggiorare il dialogo con i vecchi partner commerciali.

A pesare, infatti, è il diminuito afflusso di valuta estera, che rappresenta una fonte rilevante di finanziamento per l’economia nazionale.

Non è un caso se dal 2018 ad oggi la Lira Turca ha perso oltre il 30% del proprio valore. Ancora una volta, le responsabilità maggiori appartengono alle pessime politiche messe in atto dalla Banca Centrale Turca, che ha aumentato al 18% il tasso ufficiale di sconto (TUS) e dato fondo al 15% delle riserve di valuta estera.

Le previsioni per il terzo trimestre del 2020 e gli inizi del 2021

Ad oggi, le previsioni circa le variazioni della Lira Turca sono migliori rispetto a pochi mesi fa, tuttavia pesano alcuni elementi in grado di addensare nubi scure sopra l’economia del Paese.

I punti cruciali che possono definire le variazioni della valuta sono diversi.

Un possibile miglioramento dell’economia

Come anticipato, i dati relativi agli ultimi due trimestri del 2019 e al primo del 2020 sono abbastanza positivi.

Purtroppo, però, quando il Paese sembrava finalmente uscito da una lunga e dolorosa recessione, ecco arrivare la crisi sanitaria globale e, con essa, una nuova significativa contrazione del PIL.

Tutto ciò, insieme a una disoccupazione di nuovo in aumento e a un deficit pericolosamente alto, sembra portare nuovi dubbi circa l’effettiva tenuta dell’economia turca.

È possibile speculare?

Non ci resta che parlare delle possibili speculazioni sulla Lira Turca, con cui guadagnare sulla crisi turca grazie al trading online.

Va precisato che quando si usa il termine “speculare” non si fa riferimento a qualcosa di negativo, ma ci si riferisce all’opportunità di guadagnare sulla variazione di prezzo di un determinato Asset.

Il riferimento più importante è costituito dai CFD, strumenti derivati il cui solo onere economico è lo spread; i CFD permettono di replicare le oscillazioni di un Asset traendo profitto dalle sue fisiologiche variazioni.

Da quando è esploso il trading online, i CFD hanno conosciuto un progressivo aumento della richiesta. Si tratta di prodotti a leva che permettono di amplificare il deposito di denaro iniziale e, quindi, anche il guadagno.

Tuttavia, l’incertezza degli investitori deriva dall’amplificazione delle perdite, che dipendono dallo stesso effetto moltiplicatore descritto in precedenza.

Per tale motivo, prima di investire, è necessario acquisire una buona confidenza con i meccanismi di “stop loss”, che permettono ai broker di individuare il momento esatto in cui arrestare le perdite.

Nel caso specifico della valuta turca, grazie ai cosiddetti “Contracts for Difference”, è stato ed è ancora possibile guadagnare nonostante l’Asset continui a perdere quota.

Ciò che conta, infatti, è prevederne efficacemente l’andamento e saper scegliere tra long e short.

In sostanza, chi è convinto che la Lira Turca possa continuare a perdere quota, dovrà optare per la soluzione “acquista” (long).

Qualora la previsione fosse contraria, allora dovrà orientarsi sull’opzione “vendi” (short).

Il trading online con la Lira Turca

Per operare tranquillamente è fondamentale optare per una piattaforma di trading certificata e perfettamente sicura come eToro.

Al momento, è una delle migliori soluzioni esistenti, utilizzabile anche con un conto demo. Ideale per professionisti e trader alle prime armi, eToro è ciò che consigliamo a tutti i nostri lettori.

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Taglio dei tassi d’interesse: cosa vuol dire?

Nel dicembre del 2019, la Banca Centrale Turca ha deciso di tagliare ulteriormente i tassi d’interesse per un corrispettivo di 200 punti base, assestandosi intorno al 12%.

Si è trattato di una decisione a sorpresa, arrivata insieme ad alcuni timidi segnali di ripresa economica. Parecchi addetti ai lavori hanno commentato negativamente la scelta, definendola prematura e azzardata.

In tal modo, una valuta già vessata come la Lira Turca è stata esposta ad ulteriori passi falsi, rendendola facile preda degli speculatori di mezzo mondo.

L’andamento sui mercati

Dopo tale scelta, come si sta comportando la Lira Turca? Il primo trimestre del 2020 non è stato negativo e la valuta ha tenuto botta nei confronti dell’euro e del dollaro.

La pandemia e la conseguente marcata instabilità geopolitica, hanno inesorabilmente peggiorato la tenuta di una moneta già altalenante.

Le riserve valutarie ed auree

La conseguenza principale delle speculazioni effettuate ai danni della Lira Turca nel 2018 è stato il calo netto delle riserve valutarie ed auree del Paese.

In buona sostanza, per porre un freno all’indebolimento progressivo della valuta, il governo di Ankara ha deciso di fare ricorso alle sue riserve, con l’obiettivo di fissare, almeno temporaneamente, il valore della moneta nazionale, ormai in caduta libera.

Gianpaolo R.

In questo sito voglio condividere informazioni ed esperienze che possano aiutare il prossimo a capire il mondo della finanza, del trading e degli investimenti. Cerco sempre di condividere informazioni in maniera chiara e, quando possibile, esprimere opinioni su cosa sembra funzionare. Vi auguro una buona lettura.

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