Indicatore RSI: Cos’è, Come Funziona, Calcolo e Esempi

L’RSI, (Relative Strength Index) è l’Indicatore di Forza Relativa utilizzato per analizzare i mercati finanziari.

Il compito principale dell’RSI è quello di rappresentare, in modo preciso, ciò che è la forza o la debolezza di una determinata azione o di un mercato – come Forex, Thinkorswim o eToro – basandosi sui prezzi della chiusura di uno dei più recenti periodi di trading.

Inoltre, il Relative Strenght Index viene anche classificato come un vero e proprio oscillatore, in grado di misurare non solo la direzione ma anche la rapidità dei movimenti di prezzo.

Con l’RSI è inoltre possibile calcolare il cosiddetto Momentum (quantità di moto) – ovvero il tasso di salita o caduta dei prezzi – facendo un rapporto tra chiusura alta e chiusura bassa.

Le azioni e i mercati che chiudono registrando un alto numero di modifiche in positivo, avranno, di conseguenza, un Relative Strength Index più alto rispetto a quelle azioni e a quei mercati che invece hanno chiuso con maggiori cambiamenti in negativo.

Indicatore RSI: come funziona?

Il concetto su cui si basa il Relative Strength Index, per quanto complesso possa apparire, in realtà è piuttosto semplice.

Quando un prezzo risulta essere forte, maggiore sarà la chiusura al rialzo, (mentre la chiusura al ribasso sarà inferiore).

La situazione cambia radicalmente quando il prezzo attraversa una fase di debolezza, con la chiusura al ribasso che sarà superiore rispetto a quella al rialzo.

Quando un prezzo tende a salire vertiginosamente verso l’alto, questo entra nella cosiddetta area dell’Ipercomprato.

Contrariamente, quando un prezzo inizia la sua ripida discesa viene considerato Ipervenduto.

In entrambi i casi, però, dopo reazioni di questo tipo, si verifica un imminente inversione.

Il livello dell’RSI, quindi, consente di misurare la forza di mercato recente.

La quantità di moto dell’Indicatore, precedentemente accennata (Momentum), risulta essere proporzionale a quella che è la velocità del cambio di trend, mentre la distanza fatta dall’RSI risulta essere proporzionale alla dimensione del movimento.

RSI: Ipercomprato e Ipervenduto

Quando l’RSI tocca l’80 per poi retrocedere a 75, risalire a 77 e poi risalire a 79 e cadere ulteriormente sotto 75, allora ci troviamo di fronte ad un cosiddetto Swing fallito sopra il 70.

Secondo Wilder – padre di numerosi indicatori tecnici – gli Swing definiti “falliti”, cioè che risultano essere sopra il 70 e sotto il 30 dell’Indicatore di Forza Relativa, dimostrano d’essere degli importanti indicatori dell’inversione di mercato.

Sempre secondo Wilder, anche le cosiddette aree di supporto e di resistenza possono essere individuate con maggiore attenzione grazie all’RSI.

La linea centrale (50), spesso viene utilizzata come area di “supporto e resistenza” per l’Indicatore di Forza Relativa.

Quando l’RSI si trova sotto il 50, le perdite del mercato risultano essere maggiori dei guadagni.

Se invece l’RSI è sopra il 50, allora i guadagni sono superiori alle perdite.

RSI: quando viene utilizzato?

Generalmente, l’RSI viene utilizzato su quelli che sono chiamati grafici bisettimanali, in cui la forza viene calcolata su una scala da 0 a 100, con massimi e minimi dal range che variano da 70 a 30.

I cosiddetti time frame, che possono essere più o meno lunghi, vengono invece utilizzati per quelle che sono le previsioni.

Quando ci si avvicina ai livelli superiori come 80, oppure inferiori come 20, allora il Momentum – cioè l’impulso del mercato – risulta essere particolarmente energico.

La storia dell’Indicatore RSI

La storia dell’RSI è piuttosto recente, esso infatti nasce nel 1978, anno in cui apparve per la prima volta nel testo di analisi tecnica New Concepts in Technical Trading Systems.

Questo innovativo libro-guida, che cambiò per sempre il modo stesso in cui veniva studiato il mercato finanziario, fu realizzato proprio dall’ex ingegnere meccanico J. Welles Wilder che, all’inizio degli anni 70, decise di abbandonare la sua professione per dedicarsi interamente all’analisi dei mercati finanziari.

Gianpaolo R.

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